TORPÈ. A una settimana esatta dall'allerta emessa dalla Protezione civile, i sindaci dei comuni della provincia di Nuoro colpiti dall'ondata di maltempo, si sono riuniti in mattinata, insieme all'ingegnere Giorgio Cicalò (Commissario delegato per l'emergenza) e al presidente della Regione Ugo Cappellacci, per esporre lo stato dell'arte (e chiedere interventi precisi) al Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Andrea Orlando. Dopo l'introduzione del primo cittadino di Torpè Antonella Dalu, che ha evidenziato il coraggio della popolazione, la generosità dei volontari da più parti accorsi ma anche un certo senso di solitudine tipico delle istituzioni che devono farcela a prescindere dalle risorse a disposizione, sono intervenuti i suoi colleghi in fascia tricolore contribuendo così a fornire un quadro dettagliato della situazione.
E proprio con le risorse ha esordito Mario Calia. Per il sindaco di Lula solo garantendone una quota necessaria si possono realizzare interventi «mirati a garantire la sicurezza delle popolazioni». Per Roberto Tola (Posada) «basterebbero 400 mila euro per una rete di monitoraggio tale da prevenire con un certo anticipo le onde di piena in collegamento con i centri di Bitti, Onanì, Lodè e Lula». Giovanni Santo Porcu (Galtellì) ha invece chiesto come è possibile che il Consorzio di bonifica della Sardegna centrale possa gestire un parco lavori di tali dimensioni. Dare quindi più forza ai comuni, anche in riferimento al fiume Sologo che convoglia milioni di metri cubi d'acqua verso il centro abitato. Delle risorse stanziate dal 2004, anno di una prima alluvione in questi anni, solo un terzo sarebbero arrivate. Sulle risorse è intervenuto anche il sindaco di Nuoro Alessandro Bianchi: «il ripristino degli impianti di Torpè e del Sologo richiedono molti soldi, occorre perciò valutare se sono prioritarie le grandi opere o il riassetto idrogeologico del territorio, ma occorre sopratutto una deroga al Patto di stabilità». Sul Patto Salvatore Serra (Oliena) e Giuseppe Ciccolini (Bitti) hanno detto la loro cifre alla mano: con una deroga si potrebbero stanziare rispettivamente 7 milioni e 570 mila euro. Per Ciccolini, inoltre, «non esiste in Sardegna un comune con i problemi che ha oggi Bitti. I canali tombati sono collassati o pericolanti e c'è la consapevolezza di vivere nell'emergenza. Abbiamo inviato alla Protezione civile quattro schede progettuali - con la stima dei costi - che dobbiamo avviare immediatamente sennò ci crollano i palazzi. Il nostro problema è infrastrutturale. Sono crollati 22 ponti e le campagne sono isolate». Fare a meno del Patto di stabilità, dunque, «almeno per questa fase», come sostenuto da Giovanni Porcu (Irgoli). In rappresentanza della città di Siniscola, il vicesindaco Lucio Carta ha chiesto, come già nell'ultimo consiglio comunale, di non scaricare le responsabilità sulle spalle degli enti locali: «le risorse vanno stanziate prima e non dopo. Per i lavori de La Caletta abbiamo ricevuto solo un quarto di quanto stanziato». Vanno quindi «riprogettati i nostri bacini per governare il futuro» (Dionigi Deledda, Orgosolo). Sul tavolo anche la richiesta della pulizia del Cedrino in prossimità della foce (Daniela Satgia, Onifai), la testimonianza di meccanismi più virtuosi con i soldi gestiti direttamente dai comuni (Graziano Spanu, Lodè) e il l'invito a riflettere se «salvare la Gallina prataiola o le vite dell'uomo» (Francesco Paolo Mula, Orosei). Non è mancato l'elogio della solidarietà messa in campo dai sardi (Clara Michelangeli, Onanì), pronti a intervenire anche nei centri isolati (distrutta la strada che porta a Bitti e Lula).
L'ingegnere Cicalò che ha riepilogato quanto contenuto nell'ultima ordinanza. «Ma occorrono ancora dei giorni per avere un quadro dettagliato per ottimizzare gli interventi».
Il presidente della giunta Ugo Cappellacci è entrato in sintonia con i sindaci “anti-patto”: «Occorre uscire da quelle maglie, ma anche da quelle della burocrazia con i suoi tempi incompatibili con gli interventi di messa in sicurezza». Da qui la proposta di una «gestione commissariale per gli interventi di questo tipo». D'accordo anche sull'«allentamento della mano statale in questo moento di crisi nella crisi».
Il Ministro Orlando ha così recepito quanto emerso dall'assemblea senza rinunciare a citare i 20 milioni già stanziati nelle criticità dovute alla situazione economica. «Oggi è più importante fare un argine che una piazza». Nelle sue parole, quindi, la necessità del riassetto idrogeologico ma anche una nuova sensibilizzazione ambientale da introdurre nelle scuole. E la promessa di ritornare a fine anno.

